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Ogni donna, almeno una volta nella vita, incontra una “Gatta Morta” che le ruba l’uomo e passa nottate insonni a domandarsi dove ha sbagliato e soprattutto cosa abbia “quella” più di lei. Si gira nel letto vuoto chiedendosi perché lei vede quanto sia insulsa la rivale mentre l’uomo della sua vita la trova divina.

Partiamo dalle basi: si definisce “gatta morta” una donna che, come una gatta fa finta di essere morta per essere avvicinata e poi graffiare, così questa irretisce un malcapitato sfoggiando un fascino misterioso che lo fa cadere nella rete.

Ma cosa fa cadere la preda nella trappola? La gatta morta è l’equivalente di un semaforo che è sempre sul giallo lampeggiante. I maschi, animali semplici che riescono a capire solo i segnali chiari, ovvero colore rosso uguale pericolo quindi stare fermi, verde tutto tranquillo quindi puoi muoverti, di fronte al giallo rimangono interdetti ed affascinati proprio perché non afferrano cosa fare e trovano in questa condizione una sorta di mistero da scoprire.

Una donna davanti al giallo rallenta, guarda ai lati dell’incrocio, e se possibile attraversa, per questo le donne non capiscono mai il successo delle gatte morte e quello che è un mistero attraente per l’uomo per il resto del genere femminile è un’irritante “ma che ci trovano?”.

Di solito questo tipo di donna non veste in modo appariscente, anzi, ha uno stile che si può definire “da vecchia”, colori smorti, tagli rigidi, gonne lunghe, maglie accollate, ed ha sempre un taglio di capelli pessimo. Riesce a evidenziare una magrezza da stampella esaltata proprio perché coperta da quei panni  senza gusto e una strana ricercatezza in cui si intuisce ci sia un retropensiero, una sorta di non detto.

Spesso è artista, creativa, intellettuale o meglio, si atteggia come tale. Parla ma non dice tutto, pensa ma non ti fa capire cosa, ti guarda ma non è chiaro il punto che fissa, in poche parole: lampeggia.

La frase della gatta morta non arriva mai ad una conclusione precisa, lascia sempre uno spazio all’interpretazione, fa intendere che ci sia “profondità”, che ci sia qualcosa da scoprire, di segreto, di unico, magari un tormento sopito e chi raggiunge questo Sacro Graal potrà possedere l’essenza di questo animale prezioso e irripetibile. Peccato che siano tutte cavolate.

La verità è che non pensa niente di particolare tranne come usare la persona che ha deciso di conquistare, non guarda niente di particolare tranne le vetrine alle spalle della persona con cui è uscita valutando come farsi comprare quello che le piace, è profonda come un secchio della spazzatura e se ci si guarda dentro, veramente dentro, si trova quello che c’è appunto nel mondezzaio.

Uno zircone, un fondo di bottiglia, che luccica e fa venire voglia di provarlo, ma che alla fine rivela una persona che vive per ottenere l’attenzione degli altri e impossessarsi del loro amore per usarlo fino a quando viene scoperta.

Perché la consolazione è che questa illusione non può durare per sempre, la frequentazione vera, l’incontro con la persona reale, prima o poi arriva e a quel punto viene scaricata. Ma intanto il danno è fatto. L’uomo è stato soffiato, la sofferenza distribuita, il livore prodotto.

Così il mio ragionamento torna al punto di partenza: le notti insonni chiedendosi, magari tra qualche lacrimuccia: “A me che manca?” e a questo punto so rispondere: “Niente”, se non ti vedono vuol dire che non hanno gli occhi giusti, e se non hanno gli occhi giusti verranno investiti al semaforo.

N.B. Grazie a Chiara Rocchi per l’immagine :-)

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