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Johann Heinrich Füssli in questo quadro rappresenta l’assenza del suono, ovvero il “Silenzio”, personificato perché prende il corpo di una figura dai connotati umani. La mancanza di suono è la base del concetto di immagine.

Un’immagine può rappresentare un suono, ma non lo riproduce veramente. E’ un’altra attività sensoriale che può combinarsi con le altre, ma che comunque rimane qualcosa di differente.

L’artista ricava dal buio una figura con il capo chino e coperto dai capelli, inginocchiata, quasi rannicchiata, che non ha identità, che non ha movimento, in una visione che fonde rassegnazione e vuoto. L’assenza della parola, del dialogo, produce a sua volta un’immagine di assenza e sterilità.

Anche il colore viene meno, sostituito da una sorta di monocromia pallida che utilizza i toni del fondo.

Qui il silenzio non è il sollievo dal rumore o dalle parole inutili, qui il silenzio è la perdita della speranza della comprensione, è l’estrema ferita della solitudine.

Così un quadro che ci mostra il peggio di qualcosa diventa un monito a non arrivare a quel punto. Guardiamo come riduce il silenzio e cerchiamo di non arrivarci. Parlare è sicuramente più faticoso che lasciarsi desolatamente in un angolo ad aspettare, ma è anche vero che nessuno ci verrà a cercare se ci perdiamo nel buio e stiamo zitti.

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