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La favola di Narciso cambia a seconda delle fonti, ma ha dei tratti in comune che rappresentano la morale che vuole rappresentare. Il bellissimo e giovane Narciso disdegna tutti i suoi spasimanti, li scaccia anzi in malo modo, tanto che alcuni si lasciano rovinare dalla disperazione per l’amore non ricambiato.

Ma un giorno Narciso stesso è vittima della sua bellezza per volere degli Dei, che puniscono la sua superbia. Trovatosi a guardare il proprio riflesso in una pozza d’acqua, si innamora di se stesso al tal punto da essere a sua volta distrutto dall’impossibilità di amarsi e da lasciarsi morire per questo. La sua bellezza si trasforma così nel fiore che prende il suo nome e che ricorda la sua leggenda.

L’arte ci ha restituito tanti quadri dedicati a Narciso, il più famoso è quello di Caravaggio conservato alla Galleria di Arte Antica, ma io ho scelto un quadro poco conosciuto di Jacopo Tintoretto conservato alla Galleria Colonna.

Di  Tintoretto ho già parlato, vi rimando al mio pezzo “Osare non è mai fatale”, e qui ritroviamo un Tintoretto giovane ma che già presenta delle caratteristiche indiscusse del proprio stile. Ritroviamo infatti i colori crepuscolari, la fattezza classica di Narciso, l’acqua dipinta in trasparenza, la costruzione dello spazio realizzata in profondità grazie al movimento alternato delle colline e del ruscello.

Le figure in lontananza rappresentano il momento il cui Narciso caccia la ninfa Eco la quale, non potendo parlare e dichiarargli il suo amore, cerca di abbracciarlo. Così Tintoretto ci mostra due momenti, quello in cui il giovane scaccia un amore e quello in cui lui stesso si innamora.

In primo piano Narciso allunga la mano per afferrarsi, come poco prima aveva fatto la Ninfa con lui, e sta per scoprire che anche il suo desiderio è destinato ad essere frustrato senza speranze.

Narciso non ha il senso dell’altro a tal punto da potersi innamorare solo di se stesso. L’egoismo diventa il metro della sua misura verso il mondo. Per questo Narciso non sa guardare gli altri, ha bisogno solo del suo riflesso, un riflesso sterile, che non gli regalerà niente, perché l’amore è guardare fuori da noi stessi, è guardare gli altri senza cercare specchi.

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