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Facciamocene una ragione, arriva l’autunno e l’abbronzatura sbiadisce,  cadono i capelli ma soprattutto il metabolismo rallenta quindi: ingrasso. Io, che ho sempre avuto ritmi metabolici da criceto sulla ruota, ora che mi avvicino agli “anta” vedo che i pantaloni non vanno larghi come un tempo e le cinture che arrivano all’ultimo foro. Una cosa deprimente che, unita all’accorciarsi delle giornate, incupisce il mio faccino tondo, in autunno appunto ancora più tondo.

Quindi inizio a valutare la possibilità di una dieta quasi fosse un accordo internazionale per definire la Pace nel mondo. E’ complicatissimo, infatti, perché devo applicare una serie di protocolli psicologici che mi permettano di raggiungere il risultato. Prima di tutto devo superare l’idea di rinunciare a qualcosa, poi devo capire a cosa rinunciare.

Sarebbe troppo facile rinunciare ai dolci, al pane, alla pasta, alle salse e al fritto. Se togliessi queste cose in pratica mi rimarrebbe solo l’acqua da bere.

Quindi inizio con una sorta di “ambientamento all’idea” con la tecnica della “riduzione delle porzioni”, ovvero metto lo zucchero di canna nel tè invece di quello normale, riduco i dolci, non mangio più il cioccolatino fuori pasto, cerco di limitare il fritto ad un paio di volte la settimana, tolgo le bibite gassate, che tanto con l’arrivo del “tiepido”, perché non è ancora inverno, quindi dire del “freddo” non sarebbe corretto, non mi vanno neanche tanto.

Poi applico un regime di riduzione del lattosio, ovvero formaggi e derivati del latte. In poche parole niente più cornetto e latte macchiato chiarissimo e tanto schiumato. Questa cosa mi crea alcuni squilibri emotivi molto forti, a volte crisi di astinenza, ma so che lo faccio per il bene supremo di una pancia piatta, quindi cerco di resistere.

Quando sono entrata nel ritmo della rinuncia applico una sistematizzazione dell’alimentazione, ovvero cerco di distribuirla con una colazione salata fatta di affettati accompagnata da un tè e seguita a pranzo con proteine e un contorno, mentre mi metto il carboidrato la sera, sempre con un contorno. Tutti consigli dati da un mio amico dietologo che vorrebbe farmi anche la pulizia del colon, ma che non mi vedrà mai al suo studio proprio per questo.

Detta così sembra facile. Ma come faccio io, che sono cresciuta a pane e mozzarella di bufala a rinunciarvi anche solo per due settimane? Come posso riuscire a non assaggiare un tiramisù? Oppure a sostituire il cornetto con la bresaola?

Eppure devo, o almeno cerco, solo che poi arriva l’invito a cena dove devi mangiare quello che ti mettono nel piatto, oppure l’aperitivo dove se non bevi e non mangi hai dei problemi o peggio di tutto, per caso capito in un negozio che non frequento da tempo e là trovo ad attendermi, come una vecchia amica, una mortadella dal profumo commovente. E che fai? Non la saluti?

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